Solidarietà per Bersani

E in tutto questo rumore, nessuno, dico, nessuno che provi almeno un poco di solidarietà per il segretario del PD, Pierluigi Bersani.

Statista di ampio corso, figlio di quella sinistra vera emilianoromagnola, delle feste dell’unità, dei circoli del partito, del bar sottocasa. Un uomo onesto, un comunista emiliano di quelli che non “ze ne zono mica più”, così democratico che ha fatto le primarie, le ha vinte. Qualcuno ricorda il suo sorriso quando vinse Crocetta? Un uomo modesto, serio, che ha creduto nel cambiamento, nell’ulivo, che ha cercato alleanze larghe con i movimenti riformisti del paese, che ha cercato di mettere insieme Monti e Vendola.

Un uomo che si è presentato ad elezioni praticamente vinte e le ha perse. Pure nel suo paese di nascita le ha perse. Che si è immolato per Monti e per il governo tecnico, che è stato scaricato da Napolitano, che è stato insultato da Grillo, che ha subito tentativi di rottamazione da Renzi, che è stato ritenuto non abbastanza cinico da D’Alema, che è stato tradito persino dalla Bindi. Un uomo che è stato umiliato addirittura da Roberta Lombardi.

E oggi, che quest’uomo ha appena distrutto il PD, che ha appena concesso al movimento populista M5S di recuperare tutti i voti che aveva perso, che ha appena regalato a Renzi la leadership della sinistra per i prossimi dieci anni, che ha appena salvato un Berlusconi che avremmo altrimenti visto in carcere per i prossimi venti, che ha appena svelato che in realtà l’Italia è ancora governata dalla Democrazia Cristiana, che ha appena apertamente dichiarato che la Casta esiste davvero, oggi nessuno, dico nessuno, prova solidarietà per Bersani.

E vorrei proprio vedere, il primo che ci prova lo meno.

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Gabanelli e il pop

Grandissimo rispetto per la giornalista Milena Gabanelli, che rappresenta una delle poche voci ostinatamente indipendenti del giornalismo italiano. Siamo tutti cresciuti a pane e giornalismodireport, abbiamo firmato tutte le petizioni che difendono Report dalla chiusura, dalla sospensione, dalla denuncia, dalla responsabilità giuridica delle inchieste, etc. Credo di avere girato l’Italia per andare ad ascoltare le conferenze di Milena e degli altri giornalisti di Report.

Ma la scelta di Gabanelli alle #quirinarie mostra ancora una volta la confusione di generi a cui ci sta condannando il fenomeno pop Movimento 5 Stelle. Vittime ormai di uno spettacolo che si fa realtà e di una realtà che si fa spettacolo, nella post-politica #M5S, degna erede del berlusconismo, tutto sfuma in un grande show, dove i comici fanno i capipopolo, dove i politici fanno audience da Amici, dove i giornalisti entrano in politica, dove il grande fratello fa il comunicatore, dove i cantanti fanno gli assessori.

Gabanelli è una gran persona, ma qualcuno mi spiega cosa c’entra una giornalista d’inchiesta a difendere l’equilibrio di poteri della nostra democrazia e a essere capo militare del nostro esercito?

E’ vero che dopo avere visto i nuovi parlamentari, nella maggior parte completamente privi di competenze, pensiamo che tutti possano fare tutto. Ma voi affidereste ad un giornalista coraggioso l’operazione medica di un vostro parente? E ad un medico che salva vite in Afganistan affidereste la riparazione della vostra auto sapendo che non ne ha mai toccata una? E ad un giovane blogger che scrive bene di musica, affidereste la scrittura delle leggi che vi governeranno?

Nel mondo pop dei M5S, la politica, il governo, la rappresentanza, l’amministrazione sono considerate a portata di chiunque. Giustificati dai fallimenti dei politici di professione, grillini e filogrillini credono che per operare chirurgicamente la democrazia italiana, curarla dalla crisi economica e politica, bastino buona volontà, ingenuità e buona fede. Doti necessarie, è vero.

Ma qualcuno ricordi a questa gente che per costruire i ponti bisogna avere qualche nozione di ingegneria e che per curare i malati bisogna conoscere il corpo umano e le tecniche mediche.

Lo so, non è rivoluzionario, ma che ci volete fare. Mi sono scoperto conservatore.

 

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#Rivoluzione Grillina

Traduzione del video per lettori non grillini:

Cioé ragazzi, mi sono accorto che al Parlamento si lavora davvero e che mi sa che non ho le competenze. Per questo ho pensato che 2500 euro al mese netti sono un po’ pochi per tutto il lavoro  che faccio. Considerando che devo studiare tutto da zero. Ma vabé, che dirvi, mi accontento, senno i grillini mi linciano. Ho comunque rinunciato all’indennità di mandato, anche se ammetto che me la sarei meritata tutto. Detto questo, siccome non ci capisco un granché, ho chiesto aiuto al compagno di mia sorella che è avvocato e appena posso gli dò un salario adeguato che se lo merita. Viva la meritocrazia, abbasso parentopoli. E in più, siccome non so fare manco il web, ho pensato che potrei dare un lavoro sottopagato a qualche persona a 600 euro al mese per farmi la pagina internet così che almeno loro qualcosa riescono a farla.  In più, ho bisogno di un ufficio stampa, qualcuno che capisca che stiamo facendo qui. Perchè io, sinceramente, non è che ce l’ho proprio chiarissimo. Anche per lui, i soldi non sono molti. Appena trovo una casa, qui si libera un materasso a casa di mia sorella. Può venire a scroccare da lei. E non lavarsi, per non sprecare acqua.

Viva la rivoluzione grillina.

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Povere troie

Provo un rispetto istintivo per chi, per scelta o, nella maggior parte dei casi, per mancanza di scelta, esercita la professione più antica del mondo. Per questo, ho trovato offensive le parole di Battiato che ha parlato di “troie” disposte a tutto dentro al parlamento. Equiparare una professione così nobile e difficile al comportamento politico di pseudo affaristi di basso borgo e dell’ultima ora –  scilipotiani, razziani, de gregoriani e tutto quell’insieme di individui di cui non ci è dato sapere, che negli ultimi anni hanno scambiato la loro e la nostra libertà politica in cambio di un mutuo pagato, di una pensione, di un favore –  lo trovo francamente offensivo. Battiato, che è una persona di mondo e un poeta, dovrebbe stare attento a come usa le parole. Aveva persino la possibilità e il privilegio di citarsi e parlare di “gente infame che non sa cos’è il pudore” o “perfetti e inutili buffoni” senza scomodare questo antico mestiere, già così vilipeso dall’ipocrisia borghese.

Allo stesso modo, pur comprendendo gli obblighi del suo nuovo ruolo istituzionale, mi ha stupito la reazione della Boldrini.  Ma come? Una donna che da anni lotta per gli ultimi e le ultime della terra si schiera dalla parte di questo tipo di parlamentari disposti a tutto, dicendo che equipararli a delle troie è offensivo e volgare? E come devono essersi sentite allora tutte quelle donne, spesso ultime della terra, costrette a vendere il loro corpo per arrivare a fine mese a sentirsi paragonate a questa gente infame e senza pudore? Non una parola per loro, per difendere la loro dignità?

Detto questo, e dato per scontato che nel linguaggio ipocrita di questi signori e signore “troie” è un mestiere vergognoso e una parola offensiva, ancora meno mi spiego le reazioni delle donne dei vari emisferi, tutte d’accordo nell’attaccare le parole di Battiato.  Per quali ragioni parlare di “troie” in Parlamento dovrebbe essere offensivo per le donne? Se Battiato avesse detto che nel parlamento ci sono molti “mafiosi”, il genere maschile si sarebbe alzato parlando di un attacco di genere sessista?

E’ proprio il caso di dirlo: povera patria.

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Un Parlamento senza destra e sinistra

I grillini hanno deciso di sedersi nei banchi di sopra, al di sopra delle parti, perché sono diversi.

Si dicono aldilà della destra e della sinistra, con l’unico interesse nel bene dei cittadini. Una concezione nuova, post-ideologica, « rivoluzionaria » come piace a loro, che provoca sfilze di dibattiti nel panorama italiano, abituato dall’inizio della storia moderna a parlare in termini binari destra/sinistra. Tutt’al più aggiungendo un terzo polo, un grande centro moderato. I commentatori più accreditati sono in preda a profondi dolori di testa, non riescono proprio a capire, ci provano, si arrendono. C’è chi dice che i grillini sono di sinistra, ma poi in realtà sono di destra, che erano di destra, ma poi forse si alleeranno con la sinistra. Che sono di sinistra ma con alcuni aspetti di destra. Che sono di destra e basta, addirittura fascisti. Ma poi, come diceva Gaber (l’unico intelettuale a quanto pare riconosciuto da Grillo), cos’è la destra? cos’è la sinistra?

Mi è venuto in mente un libro che lessi a vent’anni, si chiamava Destra e Sinistra, di Norberto Bobbio, un intellettuale molto meno figo di Gaber, e che magari oggi starebbe firmando appelli. Ma nonostante questo, grillini permettendo, anche lui una ragione l’aveva. Diceva, in piena crisi delle ideologie, che « Il criterio rilevante per distinguere la destra e la sinistra è il diverso atteggiamento rispetto all’ideale dell’uguaglianza, e il criterio rilevante per distinguere l’ala moderata e quella estremista, tanto nella destra quanto nella sinistra, è il diverso atteggiamento rispetto alla libertà ».

 Certo, era un libro del 1994, e si tratta di concetti che non rendono conto della complessità nella quale siamo finiti. Lo stato avanzato del crollo dell’ideologia comunista, la vittoria del neoliberismo e del capitalismo sfrenato, la crisi del capitalismo, i partiti di sinistra che hanno sposato progetti economici liberisti e inegualitari, i partiti di destra appiattiti sul carisma di una persona corrotta e malata (e non parlo della congiuntivite). Partiti politici che si sono fatti la guerra in nome di distinzioni che, più che ideologiche, sembravano (ed in gran parte erano) solamente legate ad affarismi e gestione del potere.

Una situazione insostenibile che un anno fa è stata risolta con la scelta di tecnici, né di destra, né di sinistra, chiamati per salvare e riformare il paese. Il superamento della destra e della sinistra non è affatto un’esclusiva di Grillo. Prima di lui lo diceva e lo praticava anche Monti. In un mercato internazionale, in un processo di integrazione europea, ci sono solo due modi di fare le cose e non sono destra e sinistra. Ma bene o male. Dove questa distinzione era basata sulla tecnica e sulla competenza.

Grillo dal canto suo sostiene che destra e sinistra sono finite, ma con un altro taglio. Che le cose si fanno bene, per la gente, o si fanno male, per la casta. I cattivi, indistintamente di destra e sinistra, si sederanno indistintamente dove vogliono ma il risultato non cambierà. Vorranno sempre fare le cose per i loro affari. I buoni, che perseguiranno il bene collettivo, si sederanno sopra, al di sopra delle parti. Loro penseranno solo al bene dei cittadini. Non li si chiamerà onorevoli, ma cittadini.

C’è una intervista a Nadia Urbinati, sulla rivista Una Città, che vi invito a leggere, perché è la migliore descrizione di quello che sta avvenendo oggi. Tra le altre cose, la Urbinati mostra il rischio di questo superamento del gioco democratico in nome di un gruppo di cittadini che pensano al bene del paese:

 « Grillo dice di essere un megafono; lui porta la voce di tutti, è il portavoce di una massa di persone, come se la massa non avesse diverse idee, come se non fosse composta di una pluralità di voci, interessi, persone. »

E aggiungerei, come se esistesse un bene assoluto, un bene che può soddisfare indistintamente tutti. La politica, da quando è tale, è l’arte del compromesso tra visioni della società differenti, tra interessi differenti e alle volte in conflitto tra di loro. E’ quell’equilibrio precario che permette a tizio e caio di trovare un bene comune relativo, nonostante il loro bene individuale sia agli antipodi. Grillo critica la politica del compromesso, in una intervista ha detto che persino negli Stati Uniti bisognerebbe superarla. Lui vuole il 100% dei voti. Si, ma per farne cosa? Per perseguire il bene dei cittadini, immagino. Ma come? Chi e come prenderà le decisioni? Come ci si relazionerà con chi la pensa o decide di agire diversamente? Come gestirà questo cambiamento epocale, ecologico, tecnologico?

Alla fine, per quanto la si aggiri, la domanda tornerà, magari in altra forma. In un certo senso è già tornata. Magari si dirà volete fare cosa “di sopra” o “di sotto”?  “Dal basso” o “dall’alto”? In “transversale” o in “diagonale”? Ma alla fine il senso sarà uguale.

Grillo, M5S, volete fare cambiamenti in maniera radicale o moderata?

Volete fare cose di destra? O di sinistra?

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La famiddgia è importante

Un po’ di giornalismo locale alle volte aiuta anche a inquadrare un po’ meglio la dimensione nazionale.  Maria Tindara Gullo, è stata eletta nelle file del PD e viene da Patti, il mio paese d’origine (o forse dovrei dire da un comune limitrofo). Qualche giorno fa suo padre e altre sette persone sono state arrestate nell’inchiesta “Fake” (al Sud ci piace mettere i nomi stranieri che ci sentiamo ammericani). In pratica, il signor Francesco Gullo, vecchio uomo di potere vicino all’area PD ha organizzato un sistema di cambi di residenze per facilitare l’elezione di suo nipote Luigi Gullo a sindaco di Patti. Si sa, la famiggdia è importante. Tra le persone indagate per avere cambiato residenza c’è anche Maria Tindara Gullo, nostra attuale rappresentante al Parlamento, che al momento non ha lasciato dichiarazioni. Per il momento, vi invito a gustarvi l’intervista in seguito alla sua elezione. Oltre a vedere il mio desolato paese (arrestate il cameraman), vi permetterà di conoscere le rivoluzionarie idee di Maria Gullo sui tre problemi che affliggono la Sicilia. No, non sono la siccità, l’Etna e il traffico, anche se somigliano. Al primo posto il potenziamento degli ospedali, “perché lei ha avuto delle esperienze negative”.   Poi riprendere i progetti per l’aeroporto per attirare il turismo. E poi c’è il problema del precariato, che la colpisce in prima persona. La Gullo ha delle soluzioni concrete, da sottoporre direttamente a Rosario Crocetta. Peccato che, come emerge chiaramente dall’intervista, l’unico precariato che vuole risolvere è il suo.

O al massimo, quello della famiddgia.

Ma come è possibile che il PD mandi questa gente in Parlamento?

 

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Era meglio la common law

In Inghilterra, il ministro Chris Huhne, dopo essere stato costretto a dimettersi, è stato condannato a 8 mesi di carcere. Il suo reato è avere chiesto all’ex moglie di scambiare 3 punti della patente. David Cameron, primo ministro britannico, ha commentato la notizia sostenendo che questa sentenza è la prova che “nessuno, per quanto potente, può considerarsi al di fuori della legge”.

In Italia, nel frattempo, Silvio Berlusconi, accusato contemporaneamente di concussione aggravata, prostituzione minorile, corruzione politica, compravendita di diritti televisivi, rivelazione di segreto d’ufficio, ha rischiato di vincere le elezioni. Il suo partito, il PDL, è entrato oggi al Tribunale di Milano in segno di protesta per attaccare la magistratura, condannare “l’emergenza democratica” e chiedere l’intervento del Presidente della Repubblica.

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