Impresa sociale in Italia

Tra il 18 e il 19 Settembre si è tenuta a Riva del Garda la dodicesima edizione del WorkShop sull’impresa sociale. Un appuntamento, organizzato da Iris Network, che permette a imprenditori sociali, operatori del terzo settore, fondazioni ed esperti di confrontarsi sullo stato di salute dell’impresa sociale in Italia.

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Gli organizzatori hanno tenuto a sottolineare come il 2014 possa essere considerato l’anno dell’impresa sociale in Italia, l’anno di un cambiamento di velocità e di rotta nel terzo settore. Da una parte i movimenti che si registrano in ambito internazionale ed europeo, con nuovi strumenti e possibilità per chi decide di operare nel “filantropismo produttivo.” Dall’altra le promesse del nuovo governo e il nuovo progetto di legge che apre la strada ad una (necessaria) semplificazione del panorama giuridico all’interno del quale operano gli attori del terzo settore, offrendo nuove aperture a nuovi attori.  Secondo alcuni dati esposti durante il convegno, in Italia esistono 774 imprese sociali, più 574 “fuori sezione L”. Qualche numero in più si può trovare qui. Ma in un’era di grande trasformazione del welfare e dell’economia in generale, questi numeri sono destinati a inglobare realtà molto diverse tra di loro e a crescere in maniera significativa.

Sebbene non fosse tra i temi centrali del Workshop, la possibilità per la finanza di entrare nel mondo delle imprese sociali è stato un tema dibattuto e visto con timore dagli operatori del settore che temono una deriva delle finalità sociali delle organizzazioni e il rischio di speculazioni senza finalità sociale. Secondo altri, invece, nuovi attori, in un panorama giuridico chiaramente definito, non possono che aggiungere nuove energie e fare uscire il settore dall’auto referenzialità in cui spesso decide di chiudersi.

Altro tema caldo durante tutto il workshop la dicitura nel nuovo progetto che sottolinea come le imprese sociali debbano avere un impatto sociale “misurabile”. Misurare l’impatto sociale è complesso a livello teorico e pratico. Da una parte non è chiaro cosa si debba intendere con impatto sociale, dall’altro le forme e le metodologie per misurarlo sono argomenti di dibattito tra esperti e tra gli stessi attori che operano nel settore. Alcuni sospettano che l’aggettivo misurabile integrato nella legge possa rappresentare un peso eccessivo sulle spalle di piccole realtà senza capacità tecnica né risorse economiche per analizzare il proprio impatto, e allo stesso tempo un limite all’innovazione. Altri considerano invece la misurazione dell’impatto sociale come una buona pratica che dovrebbe essere inclusa in qualsiasi azione che si ponga un obiettivo sociale, fornendo un insieme di strumenti per crescere, migliorare, e comunicare i propri obiettivi e le proprie metodologie in maniera consapevole ed efficiente.

Nei prossimi mesi vedremo quali forme assumerà la legge dopo il dibattito parlamentare che, secondo il SottoSegretario Luigi Bobba, dovrebbe essere immediatamente successivo al Jobs Act. Per il momento, sembra che quella che è stata chiamata da alcuni esperti una nuova “grande trasformazione” stia prendendo gradualmente piede, anche se con i dovuti freni made in Italy, anche nel nostro paese.

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